“Ho sciolto i capelli. Abbracciami Frida.” Agnese Coppola per La Ruota Edizioni

Agnese Coppola si presenta nel panorama poetico italiano attraverso la raccolta “Ho sciolto i capelli. Abbracciami Frida” edito La Ruota Edizioni nel 2018 (ripubblicazione e ampliamento della precedente “Ho sciolto i capelli”, Il Pozzo e l’Arancio), determinando dal principio stile e tematiche: << Scenderò da sola // senza darti il braccio // le scale tortuose di noi. >>; congedo elegante ma puntuale dai sottesi versi di Eugenio Montale.

La poeta si distacca dagli scrittori che costituiscono il corpus letterario scolastico, non volgendo però loro completamente le spalle, tentativo di determinare la propria poetica comunque a partire da una solida base che viene rielaborata. I versi sopracitati, tratti dal componimento che da nome alla raccolta, sono inoltre forte affermazione di una poesia femminile e femminista: le donne nel corso della storia hanno dovuto salire milioni di scale, sono ormai capaci a scenderle da sole.

Agnese Coppola, nata a Nola (Na) nel 1979, si è laureata in Lettere classiche all’Orientale di Napoli. Dal 2006 insegna in provincia di Milano dove organizza eventi nei quali coniuga l’impegno civile all’arte. Ha pubblicato una sua prima raccolta poetica Nella terra di mezzo nel 2012. Di recente ha partecipato alla raccolta poetica Dieci in poesia (Oceano dell’Anima Edizioni). Nel campo della narrativa ha pubblicato Strisce pedonali, suo primo romanzo, edito da L’Erudita. Frequente la collaborazione con La casa delle artiste – Spazio Alda Merini per la realizzazioni di reading poetici e mostre. Ho sciolto i capelli. Abbracciami Frida è la sua seconda raccolta che viene ripubblicata da La Ruota Edizioni arricchita da una seconda parte non presente nella prima edizione del 2016.

La raccolta è costituita da due sezioni: “Ho sciolto i capelli” racchiude versi come emancipazione femminile, sguardo alla terra d’origine, soppeso del tempo e frantumazione dell’essere; “Abbracciami Frida” è ricca di dediche ma continua lo strascico dei contenuti precedenti. I versi sono come uno srotolare di fili intrecciati sui quali si disperdono parti dell’autrice; la scrittura pare eco (o meglio boato) di una rottura.

Agnese Coppola fonda la raccolta nella figura di Lilith, per gli antichi ebrei prima donna moglie di Adamo ribelle alla sottomissione: personaggio mitico dalle origini mesopotamiche (demone femminile di tempesta, malattia e morte) che capillarmente giunge alla tradizione ebraica in cui il nome scompare e diviene civetta quieta (Libro di Isaia 34:14). Terra di nascita quella del mito condivisa con la poesia araba femminile che per prima lo rielabora in un canto di liberazione: la silloge “Il ritorno di Lilith” di Joumana Haddad è capostipite delle mani velate di scrittrici a cui Coppola fa riferimento.

Lilith, Frida, Emanuela Viaro, la moglie di Lot, Amelia Rosselli e Alda Merini sono i nomi posti nelle dediche della seconda sezione: dedica è sinonimo di qualcosa che ci è stato donato, per il quale sentiamo il dovere di ringraziare.

Il tempo è matrice principale di molteplici componimenti della raccolta, scorrere che ha celato o portato lontano personalità femminili delle quali forse troppo poco o non giustamente si è parlato. La dimensione temporale è però anche declinata al personale: dilatazione che insieme allo spazio conduce a riflessioni sull’infanzia, sulla terra di provenienza, sui cari che al ritorno sono trovati invecchiati e i figli cambiati in uno sguardo. Agnese è come un vello lacerato dal troppo tirare, tentativo di coprire più superficie possibile, ma è proprio dal vuoto che il verso nasce.

Lo stile è dei versi che nascono dalle viscere, talvolta fuoriescono già abbastanza in ordine mentre altre volte è necessario un rimaneggiamento. Poesia medio-lunga che trascina in una somma di concetti il cui contenuto è esorcizzato o definitivamente condannato dalla clausola finale. Il materiale è via prediletta poichè Coppola tratta ciò che è corporale e tangibile come un’apertura per la spiritualità del poeta, per questo la territorialità e il radicamento sono così importanti.

L’aspetto formale è talvolta imperfetto, alcune soluzioni potevano essere risolte meglio: stimolo al miglioramento ma, soprattuto in questo caso, indicatore di un’ulteriore caratteristica. Agnese Coppola racconta gli “eritemi del mondo” come il poeta preveggente decantato da Alda Merini, improvvisamente però torna semplicemente donna, insegnante, figlia e madre: l’imperfezione del verso è riflesso del tentativo di abitare l’incompiuto, lotta con l’essere tutto che diviene un essere niente. L’accettazione del proteiforme porterà a versi ancora migliori.

“Ho sciolto i capelli. Abbracciami Frida” edito La Ruota Edizioni è una lettura da intraprendere per saggiare l’animo traballante del poeta che alla fine di una raccolta è già mutato; se approfondirete lo scrivere di Agnese Coppola anche attraverso la successiva silloge “Specchi” edito Raccolto nel 2019 troverete una scrittrice avviata a un percorso ormai differente. Un volume per conoscere il poeta come raccimolatore delle nefandezze del mondo, testimone delle dimenticanze e coccarda dell’incompleto.

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